Nightdive Studios sarebbe in prima linea come vero e proprio custode della memoria digitale dei vecchi titoli. Il team americano, dopo aver riportato alla luce diverse gemme del passato, sta ora spostando la sua attenzione verso orizzonti più recenti ma ugualmente bisognosi di preservazione: i titoli dell'era PS3 e Xbox 360, console che hanno segnato un punto di svolta nell'evoluzione videoludica ma i cui giochi rischiano di rimanere intrappolati in hardware ormai superati.
Considerati unanimemente tra i migliori restauratori digitali del settore, gli specialisti di Nightdive hanno costruito la loro reputazione attraverso meticolose remaster di classici come Doom 64, Quake e System Shock, utilizzando tecniche che rispettano l'essenza originale delle opere pur rendendole accessibili alle nuove generazioni. Il loro approccio, basato su un profondo rispetto per il materiale di partenza, ha trasformato questi progetti in vere e proprie operazioni culturali, attirando l'attenzione di pubblico e critica.
L'idea di estendere questa expertise a titoli più recenti rappresenta una sfida tecnicamente complessa ma culturalmente significativa, soprattutto considerando che molti giochi di quella generazione non sono facilmente accessibili sulle piattaforme moderne, creando una pericolosa lacuna nella continuità storica del medium.
Durante un'intervista con VGC, Stephen Kick e Larry Kuperman, rispettivamente CEO e direttore dello sviluppo commerciale di Nightdive, hanno spiegato come la loro attenzione si stia concentrando sui giochi della settima generazione di console. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, proprio la relativa modernità di questi titoli rappresenta una delle maggiori difficoltà tecniche.
"Siamo pronti ad affrontare questa sfida", ha dichiarato Kuperman con determinazione, pur riconoscendo che il lavoro dipenderà da numerose variabili, prima fra tutte la disponibilità del codice sorgente completo. Le architetture di PS3 e Xbox 360, particolarmente quella della console Sony con il suo processore Cell, presentano complessità uniche che richiedono un approccio diverso rispetto ai titoli PC su cui Nightdive ha costruito la propria esperienza.
Il team ha sviluppato negli anni il KEX Engine, un motore proprietario specificamente progettato per adattare il codice di giochi classici alle piattaforme moderne. Questo strumento, evoluto attraverso decine di progetti, rappresenta il cuore tecnologico dell'operazione e, secondo gli sviluppatori, sarebbe in grado di gestire anche le peculiarità dell'hardware di settima generazione.
La metodologia di Nightdive solitamente parte dalle versioni PC dei giochi, utilizzandole come base da rielaborare e adattare. Con i titoli esclusivi per console, questo percorso deve necessariamente cambiare, richiedendo un lavoro di reverse engineering più complesso e delicato, specialmente quando si tratta dell'architettura PS3, notoriamente ostica da emulare correttamente.
Tra i titoli potenzialmente interessanti per una remaster, Kuperman ha citato Haze, lo sfortunato sparatutto in prima persona sviluppato da Free Radical Design che doveva rappresentare la risposta di PlayStation a Halo, ma che si rivelò un insuccesso commerciale e critico. Questo esempio illustra perfettamente la filosofia di Nightdive: non solo preservare i capolavori riconosciuti, ma anche offrire una seconda possibilità a progetti che, per varie ragioni, non hanno espresso pienamente il loro potenziale all'epoca della pubblicazione.
L'approccio etico dello studio prevede sempre un dialogo con gli sviluppatori originali prima di intraprendere qualsiasi progetto di remaster. Questo rispetto per i creatori originali distingue Nightdive da altre operazioni di recupero più spregiudicate e commerciali, posizionandoli come veri e propri custodi culturali piuttosto che semplici rivenditori di nostalgia.
Il lavoro su titoli dell'era PS3/Xbox 360 rappresenterebbe un'evoluzione naturale per uno studio che ha iniziato recuperando classici degli anni '90, per poi espandere gradualmente il proprio raggio d'azione verso periodi più recenti. Questa progressione dimostra come la necessità di preservazione non riguardi solo i giochi più antichi, ma sia un processo continuo che deve seguire l'evoluzione tecnologica per evitare che intere biblioteche ludiche diventino inaccessibili.
Con l'avanzare delle generazioni hardware e la crescente complessità dei sistemi di distribuzione digitale, il rischio di perdere l'accesso a importanti capitoli della storia videoludica diventa sempre più concreto.