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Bleach: Rebirth of Souls, un ritorno non del tutto riuscito | Recensione

La nostra recensione di Bleach: Rebirth of Souls, il titolo picchiaduro arena fighter 3D basato sulla nota opera anime e manga.

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a cura di Giulia Serena

Editor

  • Pro
    • Sistema di combattimento con meccaniche interessanti
    • Stile visivo e colonna sonora in linea con Bleach
  • Contro
    • Narrazione discontinua e cutscene poco rifinite
    • Movimenti rigidi e bilanciamento imperfetto
    • Contenuti extra limitati e online carente
    • Assenza di saghe recenti come Thousand-Year Blood War

Il verdetto di Tom's Hardware

7
Bleach: Rebirth of Souls rappresenta un tentativo apprezzabile di riportare in vita l’universo di Bleach in un’esperienza videoludica, con un sistema di combattimento picchiaduro arena fighter 3D e un roster ricco di personaggi iconici. Nonostante ciò, il gioco è frenato da una narrazione disomogenea, animazioni poco rifinite e una certa rigidità nei controlli, che ne limitano la fluidità generale. Se da un lato i fan più accaniti potranno trovare soddisfazione nel rivivere le battaglie più celebri della serie, dall’altro le modalità di gioco limitate e i problemi tecnici nell’online lo rendono un’esperienza incompleta, soprattutto considerando il prezzo pieno.
Nonostante le premesse interessanti, dunque, Rebirth of Souls non raggiunge il livello di eccellenza che ci si aspetterebbe da un adattamento di un’opera così amata. Con qualche miglioramento nel bilanciamento, più cura nelle cutscene e contenuti aggiuntivi, avrebbe potuto brillare come un vero Bankai. Nella sua forma attuale, però, resta un titolo consigliabile principalmente ai fan della serie, meglio se in offerta, mentre chi cerca un fighting game più solido e raffinato potrebbe rimanere deluso.

Informazioni sul prodotto

Immagine di Bleach: Rebirth of Souls

Bleach: Rebirth of Souls

L’universo di Bleach, con la sua azione shonen vibrante, i personaggi carismatici e l’estetica unica, ha lasciato un segno indelebile nella cultura popolare, affermandosi come una delle colonne portanti dei prodotti animati degli anni 2000 insieme a One Piece e Naruto. Nonostante il franchise sia calato a livello di popolarità rispetto al passato, dopo anni di assenza dal panorama videoludico su console (a parte titoli mobile), l’annuncio di Bleach: Rebirth of Souls aveva acceso l’entusiasmo dei fan, promettendo un ritorno epico tra Soul Reaper, Hollow e umani dotati di poteri spirituali. Purtroppo, però, il risultato finale è un’esperienza disomogenea, con luci e ombre che ne limitano il potenziale. Ma facciamo un passo indietro e parliamone meglio in questa recensione.

Una narrazione nostalgica, ma frammentaria

Uno dei punti focali di Rebirth of Souls è la sua modalità storia, che ripercorre gli eventi principali del manga e dell’anime, dall’incontro tra Ichigo Kurosaki e Rukia Kuchiki fino alla conclusione della saga degli Arrancar. Per i nuovi arrivati, questa modalità dovrebbe rappresentare un’occasione per immergersi nelle fondamenta narrative di Bleach, mentre i fan possono rivivere momenti iconici come l’acquisizione dei poteri da parte di Ichigo, le trasformazioni in Shikai e Bankai e le battaglie contro nemici sempre più potenti.

Purtroppo, però, la narrazione soffre di alcune criticità. Se da un lato il gioco include numerose scene intermedie per contestualizzare le battaglie e approfondire le relazioni tra i personaggi, dall’altro la qualità di queste sequenze è altalenante: alcune sono animate con cura, catturando lo stile dinamico dell’anime, mentre altre appaiono statiche e poco rifinite, dando l’impressione di una produzione frettolosa. Inoltre, la decisione di fermarsi alla saga degli Arrancar, escludendo gli sviluppi successivi come la Thousand-Year Blood War, può essere deludente per i fan che hanno seguito l'opera fino alla fine.

Insomma, se sulla carta la modalità storia poteva essere un modo per far appassionare Bleach a chi non lo conosceva, difficilmente ciò potrà succedere. Non solo i filmati saltano inevitabilmente alcuni eventi o li raccontano in pochi istanti, non riuscendo così a far empatizzare coi personaggi, ma la qualità generale della narrazione è ben inferiore rispetto a quella del manga o dell'anime.

Ci sono poi le "Storie Segrete" e le missioni secondarie, le quali offrono ulteriori approfondimenti sui personaggi, ma si riducono a sequenze narrative seguite da combattimenti, senza innovazioni significative nella struttura rispetto alla modalità storia principale. 

Un sistema di combattimento con buone idee

Il cuore di Bleach: Rebirth of Souls è, ovviamente, il suo sistema di combattimento, un arena fighter 3D che cerca di distinguersi con meccaniche più profonde rispetto ad altri titoli dello stesso genere. I controlli sono accessibili, permettendo anche ai neofiti di eseguire combo, contromosse e attacchi speciali legati alle Zanpakuto dei personaggi. Le trasformazioni, come il Bankai o l’Hollowificazione, aggiungono poi uno strato di spettacolarità e potenza agli scontri.

Il roster include 31 personaggi, rappresentativi delle diverse fazioni dell’universo di Bleach, ma purtroppo non tutti si distinguono in termini di stile di gioco, con alcune meccaniche che si ripetono tra i combattenti.

La meccanica più interessante è senza dubbio la gestione delle "anime": invece di una singola barra della vita come nei normali picchiaduro, qui ogni combattente ha più anime da distruggere, introducendo un elemento strategico in cui l’obiettivo è esaurire la barra dell’energia spirituale per eseguire un attacco finale (Kikon). Inoltre, è stato introdotto anche un sistema di "risveglio" permette di ribaltare le sorti di uno scontro quando si è in svantaggio.

Nonostante la base sia buona e abbastanza originale, il sistema di combattimento presenta comunque alcuni difetti: i movimenti dei personaggi sono alquanto legnosi, specialmente nella "Modalità Standard", che semplifica troppo gli input (soprattutto per quanto riguarda le schivate e i movimenti in avanti o indietro). Anche la "Modalità Manuale", pur offrendo maggiore controllo, non risolve completamente la sensazione di rigidità, oltre al fatto che il bilanciamento generale tra i personaggi è discutibile, con alcuni combattenti eccessivamente potenti.

Oltre a ciò, per quello che ho avuto modo di constatare in fase di recensione nei giorni successivi al lancio, l’online soffre di problemi di netcode e lag, oltre all’assenza di un matchmaking classificato. Proprio questa assenza di una progressione online significativa rischia di ridurre ulteriormente la longevità per i giocatori, rendendo il titolo poco attraente una volta che si hanno finito la storia principale e le missioni segrete.

In aggiunta alla storia principale e ai combattimenti offline/online, il gioco offre una modalità allenamento e missioni con difficoltà crescente, ma mancano opzioni più elaborate come tornei, sfide speciali o una personalizzazione approfondita dei personaggi.

Stile riconoscibile, ma incoerente

Dal punto di vista visivo, Bleach: Rebirth of Souls cattura bene l’estetica dell'anime, con modelli dei personaggi fedeli all’opera originale ed effetti speciali dinamici durante i combattimenti. L’interfaccia richiama, invece, lo stile del manga, aggiungendo così un tocco di personalità ai menù. Come ho già menzionato, però, la qualità delle animazioni e delle cutscene è altalenante, con alcune sequenze ben realizzate e altre appaiono rigide e poco curate; a ciò si aggiungono le ambientazioni spoglie che smorzano l’immersione, dando l'impressione di un gioco non rifinito nei dettagli. 

La colonna sonora, d'altra parte, riesce a evocare le atmosfere epiche della serie, fornendo un buon sottofondo durante gli scontri. Per quanto riguarda le prestazioni, su PS5 non ho notato particolari cali di frame o bug, ma il titolo presenta dei caricamenti più lunghi rispetto alla norma dei giochi odierni, risultando un po' frustrante - considerando soprattutto che non si tratta di un'opera particolarmente pesante a livello di grafica o rendering -. 

Tirando le somme su Bleach: Rebirth of Souls 

Insomma, Bleach: Rebirth of Souls è un titolo con idee senz'altro interessanti, soprattutto nel sistema di combattimento, ma che non riesce a concretizzare pienamente il suo potenziale. I fan più accaniti potranno apprezzare la possibilità di rivivere le prime saghe e controllare i personaggi iconici, ma le carenze tecniche, la narrazione frammentaria e i contenuti limitati ne frenano l’appeal, soprattutto per chi non conosce il franchise e desiderava avvicinarvisi grazie al gioco.

Al prezzo pieno fatica a giustificarsi come un must-have nel mondo dei picchiaduro, ma potrebbe comunque valere la pena in futuro durante uno sconto per gli appassionati della serie. Per tutti gli altri, resta un’esperienza con spunti validi, ma che avrebbe avuto bisogno di più tempo e cura per raggiungere la sua forma definitiva.

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