Windows gira su Pixel Watch, esperimento (quasi) riuscito

Un assurdo esperimento porta Windows PE su Pixel Watch 3, riuscendo incredibilmente ad avviare il sistema Microsoft sul minuscolo smartwatch.

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a cura di Luca Zaninello

Managing Editor

Alcune sperimentazioni, quando si parla di tecnologia mobile, spingono i confini ben oltre le applicazioni convenzionali. È il caso del recente progetto di Gustave Monce, uno studente di dottorato, che ha intrapreso l'ambiziosa sfida di eseguire il sistema operativo Windows su un Google Pixel Watch 3. Questo lavoro, sebbene ancora in fase sperimentale, getta una nuova luce sulle reali capacità computazionali dell'hardware integrato negli smartwatch moderni.

L'obiettivo di Monce è specifico e tecnicamente complesso: far funzionare Windows per Arm, la versione del sistema operativo Microsoft ottimizzata per processori con architettura ARM (diffusa nei dispositivi mobili), sull'hardware nativo del Pixel Watch 3. Questo include un processore Snapdragon quad-core e un piccolo display OLED circolare da 456x456 pixel. Si tratta di un'impresa notevole, data la profonda differenza tra l'ambiente desktop per cui Windows è primariamente progettato e le risorse limitate, sia in termini di potenza che di interfaccia, di un orologio smart.

Per avviare questo processo, Monce ha sfruttato il bootloader XBL (eXtensible Bootloader) di Qualcomm, un componente software a basso livello basato sullo standard UEFI (Unified Extensible Firmware Interface), comune nei PC moderni. Il lavoro ha richiesto un'intensa attività di modifica dei file di configurazione del bootloader e di "patching" delle tabelle di sistema. L'obiettivo iniziale, cruciale per dimostrare la fattibilità, era riuscire ad avviare l'Ambiente di Preinstallazione di Windows (Windows PE), una versione minimale del sistema operativo usata per installazione e diagnostica.

Dopo un meticoloso lavoro di ingegneria inversa e adattamento software, Monce ha raggiunto un traguardo significativo: il Pixel Watch 3 è stato in grado di avviare con successo Windows PE. Le prove condivise mostrano l'interfaccia minimale dell'ambiente di preinstallazione, confermando che il bootloader modificato è capace di caricare un sistema operativo radicalmente diverso da quello previsto (Wear OS basato su Android). Questo primo passo, sebbene lontano da un'esperienza utente completa, è una prova tecnica fondamentale.

Il percorso, tuttavia, non è stato lineare. Lo sviluppo di questo tipo di progetti sperimentali è spesso soggetto a imprevisti legati agli aggiornamenti software del sistema ospite. Infatti, il rilascio da parte di Google di un aggiornamento ad Android 15 per il Pixel Watch 3 ha introdotto modifiche a basso livello che hanno compromesso il metodo di caricamento del codice personalizzato sviluppato da Monce. Questo ha richiesto un intervento rapido e creativo.

Dimostrando notevole perseveranza e abilità tecnica, Monce è riuscito a superare l'ostacolo in poche ore. Applicando quelle che definisce modifiche "molto hacky" all'immagine del kernel Android originale, è riuscito a ripristinare la capacità dello smartwatch di avviare Windows PE. Parallelamente, ha anche esplorato le possibilità di interfacciamento, ottenendo un supporto preliminare e molto limitato per la connessione USB, al momento funzionante solo per il riconoscimento di dispositivi di archiviazione esterni (come pen drive).

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È importante chiarire la natura di questo risultato: si tratta di una "proof of concept", una dimostrazione di ciò che è tecnicamente possibile, non di una soluzione pratica per l'utente finale. L'interfaccia di Windows non è pensata per schermi così piccoli e l'interazione sarebbe estremamente difficoltosa. L'avvio si limita all'ambiente PE, ben lontano dalla complessità dell'OS completo.

Allora, qual è la rilevanza di questo esperimento? Il lavoro di Gustave Monce va oltre la semplice curiosità tecnica. Serve come un potente indicatore delle capacità computazionali raggiunte dai processori mobili moderni, anche quelli integrati in dispositivi compatti e a basso consumo come gli smartwatch. Dimostra che il chip Snapdragon presente nel Pixel Watch 3 possiede una potenza intrinseca sufficiente per eseguire, almeno a livello di boot, un sistema operativo complesso originariamente pensato per architetture ben diverse.

Questo suggerisce che le limitazioni principali all'esecuzione di software avanzato su dispositivi indossabili potrebbero non risiedere tanto nella potenza di calcolo del silicio, quanto nelle sfide legate all'adattamento dell'interfaccia utente, alla gestione dell'alimentazione, alla dissipazione del calore e alla disponibilità di driver specifici per tutti i componenti hardware.

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