Windows 11 sperimenta ReFS: addio allo storico NTFS?

Il nuovo file system offre protezione contro la corruzione dei dati, riparazione automatica e integrazione con Storage Spaces per una gestione più sicura dei file.

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a cura di Marco Pedrani

Caporedattore centrale

I giorni del file system NTFS, che domina il panorama Windows da oltre trent'anni, potrebbero essere contati. Microsoft sta infatti esplorando nuove frontiere per la gestione dei dati con il moderno ReFS (Resilient File System), un'alternativa che promette maggior sicurezza e prestazioni superiori. La novità è emersa silenziosamente nelle build Insider di Windows 11, dove gli utenti più attenti hanno notato la comparsa di un'opzione chiamata "Flexible Storage" durante l'installazione del sistema operativo, che consente di scegliere tra il tradizionale NTFS e il più recente ReFS come file system per l'installazione pulita del sistema.

Il ReFS non è in realtà una novità assoluta nell'ecosistema Microsoft. Introdotto con Windows 8, è stato finora confinato all'utilizzo su unità secondarie, senza mai essere implementato come sistema per le unità di avvio di Windows. Ciò che lo rende particolarmente interessante è la sua capacità di protezione contro la corruzione dei dati, grazie all'utilizzo di checksum per i metadati e i file.

Quando un'unità formattata con ReFS legge o scrive file, esamina automaticamente il checksum per verificarne l'accuratezza, rilevando potenziali corruzioni in tempo reale. La sua integrazione con la funzionalità Storage Spaces di Windows 11 permette inoltre di riparare automaticamente i problemi, copiando versioni alternative dei file da un'unità separata quando necessario.

L'implementazione di uno scanner automatico per l'integrità dei dati rende ReFS un sistema autocorrettivo, capace di proteggere i dati in modo più proattivo rispetto a quanto fatto finora da NTFS. In questo scenario, strumenti di controllo del disco come il noto "chkdsk" potrebbero diventare obsoleti.

Il futuro della gestione dati in Windows potrebbe essere già qui, nascosto in una build Canary.

Nonostante i vantaggi evidenti, ReFS presenta ancora alcune limitazioni significative. La compatibilità con i sistemi operativi legacy è problematica: Windows 7 o 8 richiedono modifiche al registro per utilizzarlo, mentre anche Windows 10 e 11 possono riscontrare difficoltà su sistemi meno recenti. Inoltre, non è ancora possibile avviare Windows direttamente da un'unità ReFS, il che ne limita di molto l'applicazione pratica.

NTFS mantiene ancora diversi punti di forza, che lo rendono la scelta predefinita per la maggior parte degli utenti: supporta volumi fino a 256TB, offre maggiore stabilità, è compatibile con la crittografia BitLocker e supporta unità rimovibili. La sua diffusione capillare lo rende inoltre la scelta più sicura in termini di compatibilità con applicazioni e sistemi esistenti.

Verso un approccio ibrido alla gestione dello storage

La strategia di Microsoft sembra orientata verso un futuro in cui ReFS e NTFS potrebbero coesistere all'interno dello stesso sistema. L'iniziativa Flexible Storage suggerisce la possibilità di gestire pool di unità con formattazioni diverse, ottimizzando ciascuna per scopi specifici. Ad esempio, potremmo vedere sistemi con SSD da 4TB suddivisi tra una partizione NTFS per l'avvio di Windows e una partizione ReFS per l'archiviazione di grandi quantità di dati.

È importante poi ricordare, come sempre, che la presenza di una funzionalità in una versione beta di Windows non garantisce la sua inclusione nella versione finale. Tuttavia, gli indizi suggeriscono che ReFS potrebbe effettivamente rappresentare il futuro dei file system in ambiente Windows, con una transizione che potrebbe avvenire gradualmente, simile a quanto accaduto quando NTFS sostituì il vecchio sistema FAT.

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