Nel teatrale scenario della politica economica americana, Donald Trump ha riportato in auge il suo approccio non convenzionale alla gestione delle questioni commerciali. Come probabilmente saprete - d'altronde, non si parla di altro da giorni - il presidente ha annunciato un nuovo piano tariffario che ha immediatamente scosso i mercati globali, provocando reazioni di stupore e preoccupazione tra analisti ed economisti. Brandendo un cartellone dalle dimensioni esagerate con la scritta "Dazi Reciproci", Trump ha presentato una strategia che impone una tariffa base del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, con aliquote significativamente più elevate per specifici paesi, apparentemente calcolate sulla base dei dazi che questi applicherebbero agli USA. Una mossa che solleva interrogativi non solo sulla metodologia di calcolo, ma anche sulle potenziali conseguenze economiche globali.
Le borse hanno reagito con un crollo immediato, mentre i consumatori americani si preparano ad affrontare potenziali aumenti dei prezzi su quasi tutti i prodotti importati. Ma l'elemento più sorprendente di questa nuova politica commerciale è emerso quando l'economista James Surowiecki ha condotto un'analisi approfondita delle cifre presentate dal tycoon. La conclusione? I numeri sembrano derivare da un calcolo semplicistico che, curiosamente, rispecchia le raccomandazioni fornite da diversi chatbot AI quando interrogati su come risolvere il deficit commerciale americano.
Just figured out where these fake tariff rates come from. They didn't actually calculate tariff rates + non-tariff barriers, as they say they did. Instead, for every country, they just took our trade deficit with that country and divided it by the country's exports to us.
— James Surowiecki (@JamesSurowiecki) April 2, 2025
So we… https://t.co/PBjF8xmcuv
Surowiecki ha scoperto che i valori delle tariffe annunciate dalla Casa Bianca potevano essere riprodotti dividendo il deficit commerciale di un dato paese con gli Stati Uniti per il totale delle sue esportazioni verso gli USA, e dimezzando poi il risultato per ottenere quello che Trump ha definito "dazio reciproco scontato". Nonostante le obiezioni dell'amministrazione e la pubblicazione di una formula ufficiale apparentemente più articolata, Politico ha evidenziato come questa sia sostanzialmente una versione mascherata del metodo individuato dall'economista.
L'intelligenza artificiale dietro la politica commerciale?
La coincidenza tra il metodo di calcolo utilizzato dall'amministrazione Trump e le soluzioni proposte dai principali chatbot AI ha suscitato interrogativi sulla possibile influenza dell'intelligenza artificiale nella formulazione della politica commerciale americana. Numerosi utenti di X hanno evidenziato come ChatGPT, Gemini, Claude e Grok, quando interrogati su un "modo semplice" per risolvere il deficit commerciale e creare "condizioni di parità" per gli Stati Uniti, suggeriscono con sorprendente uniformità una formula basata sulla divisione del deficit per le esportazioni.
Un test condotto ponendo ai chatbot la domanda su "un modo semplice per gli Stati Uniti di calcolare i dazi da imporre ad altri paesi per bilanciare i deficit commerciali bilaterali, con l'obiettivo di azzerarli" ha confermato questa tendenza. Sebbene con alcune variazioni – Grok e Claude, ad esempio, suggeriscono specificamente di dimezzare la cifra del dazio per generare un risultato "ragionevole", simile al concetto di "sconto" di Trump – le risposte dei quattro sistemi AI presentano più somiglianze che differenze.
This might be the first large-scale application of AI technology to geopolitics.. 4o, o3 high, Gemini 2.5 pro, Claude 3.7, Grok all give the same answer to the question on how to impose tariffs easily. pic.twitter.com/r1GGubcz8c
— rohit (@krishnanrohit) April 3, 2025
È importante notare che i sistemi AI forniscono anche avvertimenti sulle possibili controindicazioni di un approccio così semplicistico. Gemini, in particolare, offre spiegazioni dettagliate sui motivi per cui questa metodologia potrebbe rivelarsi controproducente, sottolineando che "molti economisti sostengono che i dazi non siano uno strumento efficace per bilanciare i deficit commerciali". Nonostante questi caveat, la somiglianza tra le formule proposte dai chatbot e quella adottata dalla Casa Bianca solleva interrogativi inquietanti sul processo decisionale alla base della nuova politica tariffaria.
Non esistono prove concrete che il team di Trump abbia effettivamente consultato uno strumento di AI per generare questa politica commerciale globale all'ultimo minuto. Va considerato che i chatbot rielaborano informazioni presenti nei loro dati di addestramento, quindi non è chiaro come siano arrivati a questa particolare formula. Ciò che appare evidente, tuttavia, è la natura semplicistica dell'approccio adottato, descritto efficacemente da Surowiecki come "straordinaria assurdità".
Quindi non è che i collaboratori di Trump abbiano chiesto aiuto alle AI, è che si sono basati sugli stessi testi.
Questo commento è stato nascosto automaticamente. Vuoi comunque leggerlo?