«La diplomazia economica vale più dei diritti umani». Sono queste le parole che risuonano, non dette ma percepibili, durante la storica visita in Italia del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Un evento che segna una svolta nelle relazioni italo-emiratine e che promette di cambiare gli equilibri commerciali del Mediterraneo.
Il Forum imprenditoriale Italia-Emirati tenutosi a Roma ha visto la partecipazione di oltre 300 imprenditori, culminando con la firma di ben 40 accordi bilaterali. Una cifra impressionante che evidenzia quanto sia diventato strategico il legame tra Roma e Abu Dhabi, soprattutto dopo i tre viaggi effettuati dalla Premier Meloni negli Emirati negli ultimi due anni.
La portata economica dell'intesa è mastodontica: investimenti stimati intorno ai 40 miliardi di dollari nei settori più promettenti dell'economia del futuro. Un tempo, questi accordi sarebbero stati impensabili, specialmente durante i governi Conte, che avevano mantenuto le distanze imponendo restrizioni all'export di tecnologie militari verso la regione.
Tecnologia, energia e geopolitica: la nuova Via del Cotone
Il rafforzamento dei rapporti italo-emiratini si inserisce in un contesto più ampio, quello della "Nuova Via del Cotone", l'ambizioso progetto infrastrutturale che unisce India, Medio Oriente ed Europa. Nato come risposta occidentale alla "Via della Seta" cinese, questo corridoio economico rappresenta la nuova frontiera della competizione globale tra potenze.
"Il Mediterraneo è protagonista dello sviluppo di IMEC, il Corridoio infrastrutturale ed economico che collegherà le città portuali dell'India, del Medio Oriente e dell'Europa", ha dichiarato la Premier Meloni durante il Forum, sottolineando come Italia ed Emirati siano "in prima fila" in questo progetto strategico.
L'accordo, siglato a margine del G20 di Nuova Delhi nel 2023, non prevede finanziamenti specifici, ma si stima possa mobilitare risorse per circa 600 miliardi di dollari. Un piano fortemente voluto da Joe Biden e apparentemente gradito anche al neo-eletto Donald Trump, a testimonianza della sua importanza bipartisan.
Al centro degli accordi italo-emiratini troviamo tecnologie all'avanguardia destinate a plasmare il futuro economico: intelligenza artificiale, data center, infrastrutture digitali, energie rinnovabili, tecnologie sottomarine e aerospaziali. Non mancano settori tradizionali ma cruciali come la Difesa e i minerali critici.
Le grandi aziende italiane sono in prima linea: Eni, Enel, Cassa Depositi e Prestiti, Elettronica, Fincantieri, Leonardo e TIM, affiancate da giganti bancari come Intesa Sanpaolo. La presenza di queste realtà conferma l'importanza strategica degli accordi per il sistema-Paese italiano.
L'interscambio commerciale ha già raggiunto numeri significativi: nei primi undici mesi del 2024 si è attestato sui 9 miliardi di euro, con un incremento del 14,5% rispetto all'anno precedente. Più di 600 aziende italiane operano già negli Emirati, con investimenti che nel 2023 hanno superato gli 11 miliardi di euro.
Cultura e soft power: il ponte oltre gli affari
Non solo economia e tecnologia. Gli accordi prevedono anche iniziative culturali, come la creazione di un grande polo museale negli Emirati, rafforzando la diplomazia culturale italiana. Un altro punto di convergenza è il Piano Mattei per l'Africa, ambito di cooperazione che potrebbe amplificare l'influenza di entrambi i paesi nel continente africano.
"La scelta che abbiamo fatto è stata di concentrare questa collaborazione su assi strategici, guardando al futuro", ha spiegato Meloni nel suo intervento, "vogliamo che la nostra cooperazione abbia un orizzonte lungo, vogliamo che abbia un orizzonte stabile".
Quello che colpisce, nell'entusiasmo generale per gli accordi miliardari, è l'assenza di qualsiasi riferimento alla questione dei diritti umani negli Emirati, dove libertà di espressione e diritti fondamentali sono sistematicamente violati. Un tempo l'Italia poneva questi principi al centro della propria politica estera, oggi sembrano essere stati accantonati in nome degli interessi economici.
La visita di Stato del Presidente degli Emirati, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, accolto con tutti gli onori al Quirinale dal Presidente Mattarella, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, segna quindi un cambio di rotta nella politica estera italiana: dal principismo a un pragmatismo che guarda soprattutto agli interessi economici nazionali.
In un mondo sempre più polarizzato, dove la competizione tra blocchi geopolitici si fa sempre più serrata, l'Italia sceglie di schierarsi nettamente, rafforzando i legami con partner strategici nel Medio Oriente, a prescindere dalle loro politiche interne sui diritti umani. Una scelta che potrebbe pagare economicamente, ma che solleva interrogativi sui valori fondanti della nostra democrazia.
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