La rivoluzione del PC trovava il proprio centro negli Stati Uniti, ma alcuni contributi venivano anche da fuori. Come nel caso della britannica Amstrad, che produsse il memorabile Amstrad CPC464. La qualità più affascinante era lo schermo a colori indicato dalla prima parte del nome (CPC, Colour Personal Computer), e oltre a quello c'era anche un processore Zilog Z-80 a 8 bit che funzionava a 4 Mhz, con 64 KB di RAM – da cui la seconda parte del nome.
Il CPC aveva un design all-in-one, in quanto tutti componenti stavano dentro alla tastiera e al monitor. Quest'ultimo poteva funzionare in tre modalità: 1600x200 e 16 colori, 320x200 in 4 colori, o 640x200 in due colori. L'Amstrad CPC464 era compatibile inoltre con un altro computer molto popolare all'epoca, cioè lo ZX Spectrum, ma era preferibile per chi puntava ai videogiochi.