Trentacinque anni fatti di incubi, sogni e tanto successo. Questo è Dylan Dog per i suoi lettori affezionati e per la sua casa editrice, la Sergio Bonelli Editore che in quel lontano ottobre 1986 fece una delle più grandi scommesse dell’editoria italiana. A quel tempo, il fumetto viveva un periodo di crisi, ma si volle puntare nella pubblicazione di un nuovo personaggio, per giunta lontano dai porti sicuri e forti dalle vendite di Tex e Zagor. Esagerarono, se vogliamo, puntando anche su di un genere non proprio per tutti: l’horror. Ma il personaggio partorito dalla mente di Tiziano Sclavi, sin dagli albori, era molto di più di un semplice fumetto horror. Dylan Dog da sempre è un contenitore di storie, d’arte, di una filosofia che supera gli scimmiottamenti voluti dai suoi stessi autori, un fenomeno culturale in grado di travolgere dibattiti culturali nei saloni letterari, talk show e sceneggiati radiofonici, tesi di laurea e ottenere perfino gli apprezzamenti di un mito consacrato della letteratura italiana come Umberto Eco.
Dylan Dog è un fenomeno unico nel suo genere, che dopo 35 anni mantiene intatto il suo fascino grazie a una serie di elementi imprescindibili e al lungo viaggio che ha permesso di compiere ai suoi lettori. In questo speciale, proveremo a ripercorrere la sua storia e ad analizzare le fondamenta che hanno reso celebre il nostro indagatore dell’incubo, iniziando proprio con la sua genesi.
New York. Anzi, no. Londra. Era una notte nera e senza stelle, quando nei pressi di una casa, si avvertono le urla di una donna in preda al panico. Qualcuno ha un paio di forbici?
Come nasce Dylan Dog
A proposito di New York, non ci siamo sbagliati: nella prima bozza, Dylan Dog avrebbe dovuto essere ambientato proprio nella Grande Mela e senza alcun assistente. Nell’idea originale di Sclavi, Dylan era una persona solitaria, schiva e riservata… un po’ come il suo stesso creatore. Ma secondo Sergio Bonelli, la scelta di ambientare un altro personaggio in America andava in sovrapposizione con Martin Mystère, la creatura di Castelli, anch’egli un investigatore dell’insolito proprio come Dylan, al netto della deriva orrorofila del nostro. Quindi si scelse Londra, una città che si presta molto di più al fascino dell’horror, mentre si rendeva necessario anche un assistente, sempre per assonanza con Mystère. Dopo una prima ideambasata su un personaggio con le fattezze di Marty Feldman (l'Igor di Frankestein Jr.), alla fine la scelta ricadde su Groucho, semplicemente un sosia dell'attore Groucho Marx, che con le sue freddure avrebbe creato ancora più brividi tra un’indagine e l’altra.
Va bene, questa battuta non è piaciuta nemmeno a noi. Forse non la direbbe nemmeno Groucho. Invece per quanto riguarda l’aspetto di Dylan? Pensandoci bene, con estrema oggettività, Dylan non ha mai avuto un volto ben identificato. D’accordo, è un maschio bianco, inglese, alto circa 185 cm, moro e occhi azzurri… ma il suo volto è stato disegnato e interpretato in circa venti versioni differenti!
Partendo dal suo primo copertinista, Claudio Villa, proseguendo poi con il suo successore Angelo Stano e poi con i disegnatori del calibro di Corrado Roi, Giuseppe Montanari & Ernesto Grassani, Giovanni Freghieri, Gigi Cavenago, Luigi Piccatto, Giampiero Casertano, Bruno Brindisi, Ugolino Cossu, Nicola Mari, Pietro Dall'Agnol, Carlo Ambrosini, Daniele Bigliardo… e potremmo ancora continuare.
Ma c’è stato un “modello base” da cui tutti gli altri autori hanno poi preso spunto. Secondo un primissimo confronto tra Tiziano Sclavi e Claudio Villa, i due per la realizzazione del prototipo del personaggio, videro al cinema il film Another Country - La scelta, che vedeva come attore protagonista Rupert Everett. Lo stesso volto che dieci anni più tardi rivedremo poi nel film Dellamorte Dellamore con la regia di Michele Soavi e tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi. E noi, come il nostro Dylan, non crediamo alle coincidenze.
Nonostante le buone premesse, relativamente all’esordio di Dylan Dog in edicola avvenuto a fine settembre del 1986, Decio Canzio, al tempo Direttore responsabile della testata, ricevette un pessimo feedback da parte del distributore: «L'albo è morto in edicola, un fiasco». Ma qualche settimana dopo, lo stesso distributore riferiva a Canzio: «È un boom, praticamente esaurito, forse dovremo ristamparlo»".
E non solo una ristampa. Una ristampa, poi una Seconda Ristampa e addirittura una terza (Grande Ristampa). Dylan Dog negli anni successivi riscosse un successo incredibile, al punto che nel 1991 riuscì a superare le vendite di Tex, che ad oggi resta la testata della casa editrice più venduta di sempre. Oggi Dylan Dog prosegue le sue avventure in edicola e in libreria, con la serie regolare che ha superato la soglia dei 400 albi, la serie bimestrale di Dylan Dog Old Boy, la serie annuale di Dylan Dog Speciale, il semestrale Dylan Dog Color Fest, l’annuale Dylan Dog Magazine e alcune uscite fuori serie esclusive dei circuiti delle librerie come l’ultima I Racconti di Domani. Avete capito bene: in alcuni mesi, i fan dell’indagatore dell’incubo si ritrovano ben 5 appuntamenti in edicola, un’autentica gioia (e dolori per il portafoglio) per ogni appassionato che si rispetti!
Ma perché ha avuto tutto questo successo? Cosa rende unico Dylan Dog?
Identikit dell’indagatore dell’incubo
Il solo fatto di essere “L’indagatore dell’incubo” rende Dylan Dog già particolarmente insolito e unico. Non si parla essenzialmente di mostri, fantasmi e vampiri, anche perché come disse la bella Marina Kimball “ma sono cose che non esistono!” (Il Lungo Addio #74). L’indagine di Dylan riguarda proprio gli incubi che invadono i sogni e le realtà degli uomini, manifestandosi poi nelle forme più incredibili. Credete ancora che certe cose non esistano? È questo il bello (e il brutto) delle storie di Dylan: c’è sempre qualcosa di maledettamente reale. Quindi, al netto delle storie più splatter (poche in verità) e pulp, il personaggio creato da Sclavi non è pulp, ed è quanto di più reale vorremmo avere al nostro fianco.
Infatti, operando come detective privato, forte anche di un passato nelle fila di Scotland Yard, riceve nella sua abitazione, al 7 di Craven Road di Londra, accogliendo tutti i suoi clienti in primissima battuta con un campanello urlante, e poi con la seconda battuta di Groucho (anche questa era brutta eh?) in un appartamento molto pittoresco e arricchito da statue di mostri e vampiri. Giusto per rassicurare ancora di più la sua clientela. Ma superata la paura e ancor più l’accoglienza delirante di Groucho, Dylan è sulla sua poltrona ad ascoltarvi, quando ormai nessuno è più disposto a farlo.
Come tutti i personaggi dei fumetti, veste sempre alla stessa maniera: giacca nera, camicia rossa, blue jeans e scarpe Clarks con i riconoscibilissimi lacci rossi… in tinta con la camicia. Un look che solo centinaia di numeri più tardi, scopriremo essere il suo personale “lutto” per l’amata Lillie Connolly (vedi Finché morte non vi separi #121).
Inoltre, non mancano alcuni comportamenti ricorrenti, come l'esclamazione «Giuda ballerino!» (rivisitazione di Sclavi della traduzione dell'espressione anglosassone Jumpin' Jehoshaphat, ovvero "Giosafatte Salterino" coniata dall’amico giornalista Gianluigi Gonano), oppure il suo voler eseguire col clarinetto "Il trillo del diavolo" di Giuseppe Tartini, l’unica melodia che sa suonare…e con scarsi risultati, ma almeno in qualche occasione è riuscito perfino a salvargli la vita.
Soprattutto la sua personalità è del tutto anticonvenzionale per un eroe dei fumetti, è molto timoroso, soffre di claustrofobia, odia la tecnologia, è un ex alcolista e, nonostante sia stato arruolato nella polizia londinese, odia le armi e la violenza, al punto che non gira mai armato e la sua pistola – una Bodeo 1889 – viene custodita e lanciata all’occorrenza dal suo assistente Groucho. Oltre quella sagoma di Groucho, nelle sue storie alcuni comprimari hanno accompagnato Dylan per tutti questi anni, come l'ispettore di Scotland Yard Sherlock Bloch, la sensitiva Madame Trelkovski, lo strampalato scienziato Lord H. G. Wells, e altri secondari meno frequenti come Lord Chester, l'enigmatico Hamlin col suo negozio misterioso Safarà, il Direttore degli Inferni e molti altri.
La storia di Dylan Dog attraverso gli albi che hanno segnato un’epoca
Solo in tempi recenti, a partire dal numero 401, è stata ripresa in mano la storia di Dylan Dog (pur trattandosi di un “altro” Dylan, o meglio di un altro universo). Ma il suo ideatore, il buon Tiziano Sclavi, ha sempre detestato scrivere la storia e le origini dell’indagatore dell’incubo, tanto che, sin dal principio delle sue primissime storie, il canovaccio narrativo del suo background doveva essere avvolto nel mistero.
Chi è Dylan? Da dove viene? Chi sono i suoi genitori?
Col passare degli anni, su pressione dei lettori e dell’editore, Tiziano Sclavi e gli altri autori hanno dovuto risolvere tali interrogativi, regalandoci spesso alcune delle pagine più belle della storia editoriale e non di Dylan Dog.
Potremmo partire proprio con il mitico #1 L’alba dei morti viventi, dove Dylan accetta il suo primo incarico della sua prima cliente Sybil Browning, lo stesso albo dove incontra anche il suo storico nemico il Dottor Xabaras. Nel numero #25 Morgana incontra la misteriosa ragazza che poi si scoprirà essere sua madre, mentre nel #43 Storia di Nessuno ritorna il Dottor Xabaras che gli promette che la volta successiva sarebbe stata anche l’ultima…ovvero quella del numero #100 La Storia di Dylan Dog, dove si scoprono le vere origini di Dylan.
Infatti, nella centesima storia, forzatamente sceneggiata da Sclavi (non voleva scriverla e lascia addirittura intendere che possa essere stata anche tutto un sogno di Groucho!), si scopre che Xabaras è la personificazione della “parte cattiva” del padre di Dylan, uno scienziato che ha scoperto il siero della vita eterna, capitano di un galeone e di un equipaggio di marinai trasformati in zombi a causa del siero e marito della bella Morgana. Le vicende di Dylan, Xabaras e Morgana proseguono poi nel #241 Xabaras!, nel #242 In nome del padre e nel #300 Ritratto di famiglia.
Tuttavia, non solo questi albi “celebrativi” spiegano il passato di Dylan (tutti rigorosamente a colori), ma anche altre storie come l’unica storia di Dylan Dog senza battute di Groucho, il #74 Il lungo addio, dove assistiamo al ritrovamento della sua pistola (!), ma soprattutto a uno spaccato dell’adolescenza di Dylan e al suo primo vero amore per Marina Kimball, in quella che ad oggi è una delle storie più belle mai scritte. Lacrimuccia.
A proposito di grandi amori e di origini: proprio il suo passato in Scotland Yard, il suo primo incontro con Groucho e… il suo matrimonio, sono tutti accadimenti racchiusi nella storia del #121 Finché morte non vi separi, dove conosciamo la bella e ribelle terrorista dell’I.R.A. Lillie Connolly.
Come potete vedere, il rapporto con l’altro sesso per Dylan è sempre stato un po’ complesso, anzi proprio le donne sono una componente fondamentale delle sue storie. Valeva la pena dedicare loro un paragrafo a parte. Non credete?
Le donne di Dylan Dog
Sarà per il suo famosissimo dopobarba, o molto più probabilmente per quel suo fascino da inguaribile romantico, ma resta il fatto che Dylan riesce ad esercitare un incredibile presa sulle donne, di solito sue clienti in cerca di aiuto. Dopotutto, per molte di loro, lui rappresenta l’ultima speranza, l’unico uomo disposto ad ascoltarle e pronto a combattere i loro incubi.
Quindi chi resisterebbe ad un uomo così?
Data la lunghissima lista del nostro dongiovanni, abbiamo pensato di riproporvi qui di seguito quelle che senza ombra di dubbio rappresentano le donne più importanti della vita editoriale e sentimentale di Dylan…anche se lui ha più volte confermato di averle amate tutte e allo stesso modo. Noi non siamo pienamente d’accordo, e potrete capirlo da soli vedendo l’importanza evidenziata per ognuna di esse.
Sybil Browning
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Anna Never
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Bree Daniels
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Marina Kimball
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Lillie Connolly
Prima di consegnarsi al boia o lasciarsi lentamente morire di fame (non è chiaro cosa succede esattamente), Lillie sposa Dylan nella cappella del carcere di Dartmoore. Ma la morte della sua amata segnerà Dylan per sempre, alla stregua dei grandi lutti dei comics americani (basti ricordare quanto abbia influito la morte di Gwen Stacy sulla vita di Spider-man n.d.r.), al punto di non farlo credere più in se stesso e nella sua vita, il che lo porterà ad abbandonare la polizia, a diventare un alcolista e a indossare per sempre gli stessi abiti che aveva quando ha salutato Lillie per l’ultima volta, ovvero l’iconico completo in giacca nera, camicia rossa e blue jeans. Per fortuna, poi, il nostro Dylan viene “salvato” in tutti i modi in cui è possibile salvare un uomo da…Groucho! Che oltretutto, incontra per la prima volta proprio in questa memorabile storia.
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La strega Kim
Kim ritornerà in seguito anche nella storia divisa in due albi #241 Xabaras! e nel #242 In nome del padre che celebra i vent’anni di vita editoriale del nostro fumetto preferito.
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Morgana
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Rania Rakim
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La Morte
Ma a proposito di nemici e cattivi, anche questi abbondano nella vita editoriale di Dylan, e in questa bella rimpatriata non potevamo fare a meno che riproporvi quelli più significativi.
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I “cattivi” di Dylan Dog
Avendo a che fare con mostri, lupi mannari, fantasmi, demoni, ma anche serial killer e altri personaggi fuori di testa, la lista dei villain di Dylan Dog è potenzialmente infinita, ma noi abbiamo voluto includere alcuni indimenticabili e particolarmente significativi nella vita dell’inquilino di Craven Road.
Xabaras
Alla sua prima apparizione, Xabaras è un biologo laureato a Praga, alla ricerca del siero dell’immortalità. Il suo laboratorio e quartier generale si trova a Undead, una località nei pressi di Inverness in Scozia. Grazie al siero di sua invenzione può risvegliare i morti e ottenere la loro ubbidienza. Il rapporto tra Xabaras e Dylan è altalenante, tanto che si può notare una certa vicinanza negli albi #241 Xabaras! e #242 In nome del padre (Xabaras ha avuto anche una pubblicazione speciale che raccoglie le sue storie più significative). Essendo menzionato più volte, è una delle figure più ricorrenti dell’universo narrativo di Dylan e lo vediamo apparire inoltre nel #43 Storia di Nessuno, #300 Ritratto di Famiglia, #361 Mater Dolorosa, #400 E ora, l’apocalisse! e in modo molto fugace nel più recente ciclo 666 negli albi # 401 L'alba nera e #402 Il tramonto rosso.
Killex
Mana Cerace
Mana Cerace compare anche nella miniserie crossover tra Morgan Lost e Dylan Dog e in un nuovo ciclo a lui dedicato compreso tra il #409, #410 e #411 (che noi abbiamo recensito su queste pagine) tutti interamente scritti dal suo storico ideatore, che in tutti questi anni ha nutrito il buio di Mana Cerace contribuendo a renderlo uno dei villain più impegnativi e duraturi di sempre.
John Ghost
Groucho (!)
Il multiverso dylandoghiano
Cosa si intende per multiverso dylandoghiano? E soprattutto, cosa è successo a Dylan Dog dopo il #400 …E ora l’apocalisse?
Precisiamo subito che il multiverso nella narrativa di Dylan Dog non è una novità degli ultimi anni. Già il suo creatore Tiziano Sclavi aveva fatto intendere che ogni storia di Dylan potrebbe essere ambientata in un universo a sé stante. Ce ne siamo resi conto con il #78 I killer venuti dal buio, con il #100 La Storia di Dylan Dog (…e forse questa potrebbe essere un giorno la FINE. Cit.) e la teoria del multiverso prende poi forma con il #337 Spazio Profondo, dove Dylan viene clonato per salvare l’umanità in diversi universi paralleli.
L’operazione di svecchiamento messa in opera dal curatore Roberto Recchioni è iniziata proprio col numero #337 Spazio Profondo, proseguendo fino al #400 …E ora l’apocalisse, con una serie di cambiamenti che hanno provato a mutare la forma di Dylan Dog, pur mantenendo inalterata la sostanza, ovvero quel contenitore di storie pregne di sogni, orrori dell’esistenza umana e di rappresentazione dei “veri mostri”, ma anche una sorta di “amico immaginario”, se vogliamo vederla in questi termini, che prendeva vita in quelle 98 pagine pronte ad aspettarci in edicola mese dopo mese.
Un cambiamento che ha messo il “mai più ispettore” Bloch in pensione con Jenkins annesso, mentre hanno preso il loro posto l’ispettore Tyron Carpenter e il sergente Rania Rakim; introdotto un nuovo “villain”, il magnate industriale John Ghost e, infine, col culmine della meteora, un matrimonio quasi improvvisato (ma estremamente calcolato nei piani di Ghost) di Dylan con Groucho, la morte dell’iconica sagoma e perfino la dipartita del creatore del fumetto Tiziano Sclavi.
Tutti i cambiamenti fatti dal curatore della testata, pur facendo storcere il naso a qualche fan di vecchia data inferocito per aver visto snaturare il “suo” Dylan, hanno introdotto un “nuovo” Dylan con un mini corso 666, dove tante lacune narrative accumulate negli anni sembrano trovare una loro naturale ricollocazione, come se la meteora avesse messo tutto al proprio posto. Un’operazione assai ardita, senza dimenticarci che oltreoceano, in casa Marvel e in DC Comics, operazioni di questo genere sono piuttosto frequenti, soprattutto per quanto riguarda le realtà parallele: basta pensare ai multiversi e le Terre alternative di Marvel Comics come ad esempio quella dell’Era di Apocalisse (Terra-295), Terra X (Terra-9997) e New Universe (Terra-15731) o ancora le 52 Terre parallele di DC Comics.
Ecco, il ciclo di Dylan Dog 666, potrebbe essere benissimo ambientato in una “Terra-666”, una nostra mera supposizione, sia chiaro, ma che troverebbe riscontro con quanto messo in opera con questa nuova versione di Dylan Dog.
In questa nuova realtà parallela, secondo quanto rivelano i personaggi che ruotano attorno alle vicende narrate dal #401 al #406, Dylan è un ex poliziotto, ex guardiano del cimitero (cogliendo a piene mani l’eredità di Francesco Dellamorte, protagonista del romanzo di Tiziano Sclavi, Dellamorte Dellamore, Edizioni Camunia) e neo-indagatore dell’incubo uscito dall’incubo personale dell’alcolismo, oltre la barba, finalmente ha un bel cappotto che lo proteggerà meglio dal freddo, il che renderà felice l’amico Bloch che tante volte gliel’ha consigliato.
A proposito, qui Bloch è ancora un poliziotto (non che avesse davvero smesso per la verità), ma con un ruolo che, forse, gli è sempre spettato di diritto: è il tanto temuto Sovrintendente di Scotland Yard (anche se in alcune vignette la nomenclatura varia con un’errata traduzione “Soprintendente” n.d.r.). Carpenter e Rania sono ancora rispettivamente ispettore e sergente, e mentre rispondono chiaramente alle direttive di Bloch, non nascondono di essere amanti proprio come l’universo narrativo originale, con la novità che Dylan e Rania sono stati sposati per poi separarsi.
In un primo momento, Gnaghi è l’assistente di Dylan ricalcando in pieno il personaggio introdotto da Sclavi nel suo romanzo e nello Speciale di Dylan Dog n.3 L’Orrore Nero, fin quando questi perde la vita per mano di quel Groucho “cattivo” di cui vi abbiamo parlato nel paragrafo precedente e restituire quindi a tutti i lettori quel personaggio di Groucho che tutti conosciamo. Insomma, cambiare tutto per non cambiare nulla. Dylan è sempre lo stesso che abbiamo amato in tutti questi anni, anche in questa nuovo universo.
Altre piccole differenze saltano all’occhio: il clarinetto entra subito nella disponibilità di Dylan sin dalle prime tavole, ancora una volta comprato da Safarà; non abbiamo ancora visto la chiassosa onomatopea del campanello urlante (la cui origine è ancorata al personaggio di Groucho n.d.r.), Dylan ha un biglietto da visita che mette in evidenza un inedito approccio con la tecnologia, riportante un numero di cellulare e un indirizzo di posta elettronica (avente come provider la Ghost Industries n.d.r.)… e stavolta Sybil, la prima cliente di Dylan, sembra essere bionda anziché la mora che abbiamo visto ne L’alba dei morti viventi del 1986. Un’apparizione ancora ombrosa e marginale quella di Xabaras, che resta ancora avvolta nel mistero, ma come lui altre figure storiche non sono ancora state “ricollocate”.
C’è ancora spazio per riscrivere o arricchire la storia di Dylan? Intanto, Dylan Dog spegne 35 candeline e torna in edicola con L’alba dei morti viventi proprio come succedeva ben trentacinque anni fa, con un’edizione a colori celebrativa che fa da anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo Dylan e le generazioni che lo hanno amato fino a questo traguardo.