Il cloud è diventato un ecosistema distribuito e dinamico, non più una semplice estensione dell’infrastruttura IT tradizionale, e proprio perché è una tecnologia in continuo mutamento è più opportuno che mai fermarsi a parlarne, dedicando dei momenti di incontro alle soluzioni tecniche, alle strategie, agli scambi di opinione. Eventi come la CloudConf, che nel 2025 ha spento 12 candeline raccogliendo un enorme successo. L'evento è stato organizzato da Corley Cloud, AWS consulting partner.
La CloudConf 2025 si è aperta con un omaggio all’Auditorium Giovanni Agnelli, situato nel complesso del Lingotto a Torino. Questo edificio, originariamente uno stabilimento FIAT, è stato trasformato negli anni ‘90 su progetto dell’architetto Renzo Piano. Inaugurato nel 1994 con un concerto dei Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, l’auditorium è diventato un punto di riferimento per eventi musicali e congressuali. Per celebrare questa eredità, l’evento è iniziato con un’esibizione dal vivo al pianoforte, eseguendo un medley di colonne sonore cinematografiche. Durante la performance, testi e immagini generate tramite intelligenza artificiale sono stati proiettati, creando un connubio tra tradizione e innovazione che ha anticipato i temi chiave della conferenza.
Dalle scelte architetturali ai modelli operativi, il cloud oggi richiede progettazione strategica. Durante la giornata gli speaker si sono alternati sul palco principale e su quelli secondari, condividendo esperienze e soluzioni tecniche. L’adozione crescente di architetture multi-vendor è una conseguenza diretta di questo cambiamento. Per evitare il lock-in e mantenere flessibilità, molte organizzazioni distribuiscono servizi tra provider diversi — da AWS ad Azure, da Aruba Cloud a Google Cloud — integrando anche componenti on-premise. Questo approccio aumenta le opzioni, ma introduce nuovi problemi: frammentazione dei dati, gestione eterogenea dei permessi, costi non sempre prevedibili.
Il modello federato proposto da Fulcrum, ad esempio, è stato citato come una possibile risposta alla necessità di interoperabilità e neutralità. Costruita come fondazione, Fulcrum si presenta come piattaforma europea aperta per CSP e integratori, con un marketplace — Leap — pensato per facilitare la diffusione di software certificati in ambito enterprise. È un approccio che cerca di valorizzare le competenze locali, senza rinunciare alla scalabilità.
DevSecOps e osservabilità: cosa serve davvero
L’integrazione della sicurezza nei processi DevOps è stata al centro di numerosi interventi. Alessandro Amorini ha mostrato come, attraverso il monitoraggio automatizzato e l’analisi real-time, sia possibile inserire controlli di sicurezza nelle pipeline senza rallentarne il funzionamento. La parola chiave è “automazione”, e riguarda tanto la qualità del codice quanto la rilevazione di vulnerabilità.
Le piattaforme di osservabilità avanzata si stanno affermando come strumenti chiave in questo contesto. Dynatrace è stata citata tra quelle in grado di analizzare dati full stack in ambienti complessi, offrendo insight causali, predittivi e generativi. L’obiettivo non è solo rilevare anomalie, ma anche comprendere l’origine dei problemi e suggerire azioni concrete, anche a chi ha competenze limitate.
Ma Dynatrace non è l’unica soluzione disponibile. Durante i workshop sono emerse anche proposte alternative basate su stack open source, con l’integrazione di Prometheus, Grafana, Elastic Stack, Fluentd e strumenti di tracing distribuito.
AI generativa: da assistente a componente infrastrutturale
Inevitabilmente l’AI è protagonista anche in uno scenario come quello dellAlla CloudConf 2025; anzi, forse proprio perché si parla di cloud l’AI non può che essere sotto i riflettori. Dopotutto, la maggior parte di sistemi AI esistenti conta in qualche modo su un’infrastruttura cloud - anche se comunque esistono strumenti che possono funzionare su sistemi locali relativamente poco potenti.
Alla CloudConf 2025 si è infatti parlato di AI come parte integrante delle architetture IT. Non solo per chatbot o generazione di codice, ma come sistema di supporto alla documentazione, alla definizione di requisiti e alla generazione automatica di test funzionali. Un utilizzo che richiede governance e capacità di integrazione.
Simone Fanecco (Vitruvian) ha presentato il modello transformer italiano addestrato per il business, in grado di funzionare con 8 GB di VRAM. Il vantaggio, rispetto ai LLM generalisti, sta nella compattezza, nell’adattabilità al contesto aziendale e nella possibilità di essere eseguito anche su hardware locale. È una risposta concreta alla richiesta di strumenti AI privati, scalabili e senza dipendenza da API esterne.
L’uso di agenti AI specializzati è stato uno dei temi tecnici più discussi. Alcuni speaker hanno mostrato come tecnologie come LangChain, CrewAI e AutoGen vengano usate per creare flussi automatizzati di assistenza allo sviluppo, che includono analisi del codice, generazione di documentazione e verifica della copertura dei test. Questo approccio si presta a essere orchestrato con strumenti già presenti nei workflow DevOps.
Il tema della fiducia è stato affrontato in modo diretto. Più di uno speaker ha sottolineato la necessità di modelli meno “allucinatori”, in grado di produrre risposte prevedibili e documentabili. La creazione di agenti su misura, addestrati su dataset proprietari, è vista come una delle vie per evitare output imprecisi o dannosi. Le implicazioni legali e operative sono tutt’altro che secondarie.
Akamai ha messo in evidenza la necessità di spostare parte dell’elaborazione sull’edge, soprattutto in settori a bassa tolleranza di latenza. Con l’integrazione di Linode, l’azienda propone un’infrastruttura distribuita che sfrutta la propria rete globale per erogare servizi cloud a distanza minima dal punto di utilizzo. È un approccio che interessa sia le startup in crescita che le grandi aziende in fase di ottimizzazione.
La discussione sulla standardizzazione ha toccato anche i formati di certificazione per software distribuito. Leap, il marketplace sviluppato da Fulcrum, consente ai fornitori di dichiarare e documentare le certificazioni di prodotto. Questo modello punta a favorire la trasparenza, rendendo le informazioni verificabili da parte di chi acquista e semplificando i processi di selezione dei fornitori.
Strategie cloud nel mondo reale
Le aziende presenti alla conferenza hanno portato esempi concreti di gestione cloud in contesti complessi. Federico Panini (BrumBrum) ha raccontato l’esperienza di unificazione di sei gruppi aziendali con stack eterogenei. Oggi l’infrastruttura dell’azienda si basa su una combinazione di servizi AWS, Azure e componenti on-premise, con gestione centralizzata e migrazione progressiva. Ie l percorso di armonizzazione è ancora in corso ma con le soluzioni giuste è stato possibile domare una complessità che sembrava impossibile da gestire.
Anche AWS ha partecipato alla discussione, con un keynote di Danilo Poccia sull’automated reasoning. L’argomento, poco trattato finora, riguarda l’applicazione di logica formale e algoritmi esplorativi per costruire modelli deterministici, alternativi a quelli probabilistici del machine learning. È un tema che ha suscitato interesse per le potenziali applicazioni nella validazione del codice e nella sicurezza.
Innovation Summit, il cloud che guarda al futuro
L’Innovation Summit, una sessione parallela tenutasi nel pomeriggio, ha offerto una prospettiva trasversale sul rapporto tra innovazione tecnologica, strategia aziendale e trasformazione organizzativa. È stato uno spazio pensato per figure manageriali, CTO e responsabili dell’innovazione, in cui si sono alternati casi concreti, modelli metodologici e riflessioni operative sul ruolo del cloud e dell’AI nei processi decisionali.
La sessione si è aperta con un intervento focalizzato sull’automated reasoning, distinguendolo dal machine learning. Ha sottolineato che, a differenza dell’ML che tende a replicare correlazioni anche complesse, l’AR applica modelli logici formali e algoritmi per esplorare grandi spazi di stato. Questa tecnica, storicamente riservata a scenari critici (come l’aerospaziale), trova oggi nuove applicazioni nella programmazione, grazie alla struttura formale del codice. L’intervento ha offerto una prospettiva rigorosa sul ruolo che modelli deterministici possono avere in contesti aziendali dove l’accuratezza è fondamentale.
Un rappresentante di Axelerant ha parlato della figura del tech leader come ponte tra competenze tecniche e strategia. La società, specializzata in consulenza per la trasformazione digitale, ha elaborato strumenti come GamePlan e contenuti come “La via del tech leader” e “Vincere nel tech”, proponendo una definizione operativa di CTO in grado di interagire con i vertici aziendali e guidare l’innovazione in modo sistemico. È stato messo in evidenza come le carenze nelle soft skill e nella visione d’insieme limitino l’efficacia di molti profili tecnici.
Dario Carmignani (CRIF) ha descritto come cloud e intelligenza artificiale stiano cambiando la natura del business. Ha parlato della disponibilità crescente di tecnologie “pronte all’uso” a costi sostenibili, e del ruolo dell’AI nella trasformazione delle PMI. Tra i concetti chiave: la democratizzazione dei dati, la diffusione di piattaforme API-first e l’emergere di soluzioni hybrid-cloud intelligenti come fattori abilitanti per scenari digitali sostenibili. Citando un report Gartner, ha ricordato che “il cloud è passato da fattore di discontinuità a necessità”.
Federico Panini (BrumBrum) ha raccontato la transizione da un ambiente frammentato a una strategia multi-cloud e graduale, in seguito alla fusione di sei realtà diverse. L’azienda utilizza AWS, Azure e soluzioni on-premise, gestendo carichi critici e picchi di traffico intensi (come durante le campagne pubblicitarie in TV). Ha parlato anche di progetti in ambito fusione nucleare e simulazioni scientifiche complesse, dove si è fatto ricorso a System Codes scritti in Fortran per compensare l’assenza di supercomputer accessibili. Ha definito il percorso come “una migrazione a piccoli passi, ma continua”.
Luigi Rias (Kiratech) ha affrontato il tema dell’MLOps e della costruzione di agenti AI integrati nei processi di sviluppo. Secondo Rias, l’adozione dell’intelligenza artificiale è spinta anche dai costi in calo delle tecnologie e dalla crescente disponibilità di modelli, inclusi quelli provenienti dalla Cina. Ha proposto l’uso di agenti per automatizzare attività come documentazione, definizione dei requisiti, test funzionali e ottimizzazione del codice. Tra gli strumenti menzionati: LangChain, CrewAI, Haustack, Prometheus, Grafana. L’enfasi è stata posta sulla necessità di orchestrare l’intelligenza artificiale come si fa oggi con i microservizi.
Fiorenza Succu (AI4I) ha presentato l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale applicata all’Industria, fondato nel 2024 con il supporto di tre ministeri e un budget di 20 milioni di euro all’anno per cinque anni. Il piano operativo prevede l’assunzione di 250 ricercatori tra il 2025 e il 2026, la nascita di un marketplace per soluzioni certificate, e attività di formazione rivolte sia a grandi imprese sia a PMI. L’obiettivo è colmare il divario di consapevolezza sull’AI, promuovere un’adozione concreta e ridurre il rischio di investimenti mal progettati.
Simone Fanecco (Vitruvian) ha presentato un modello linguistico post-addestramento pensato per ambienti business. Il modello, basato su transformer italiani e una rete di attenzione proprietaria, è progettato per essere leggero (8 GB di VRAM), eseguibile su hardware comune e privo di informazioni non pertinenti (es. contenuti generici o “da intrattenimento”). Può essere adattato ai dati aziendali con sessioni di post-training e offre risposte più controllabili, meno soggette ad allucinazioni, e un costo di esercizio ridotto rispetto a LLM generalisti come LLaMA 3.
Molti interventi hanno posto l’accento sul bisogno di allineare strategia e operatività. Il cloud, così come l’AI, non può essere gestito solo come questione tecnica. Richiede ruoli nuovi, processi condivisi e un’attenzione continua agli obiettivi di business. La frammentazione tecnologica può diventare un vantaggio, ma solo se accompagnata da scelte consapevoli.
CloudConf 2025 ha mostrato con chiarezza che DevSecOps, AI e multi-vendor non sono trend separati, ma aspetti interconnessi di un’unica transizione. Chi oggi si occupa di tecnologia deve saper leggere questa complessità e progettare soluzioni capaci di durare. Strumenti, piattaforme e competenze vanno ripensati per affrontare contesti in continua evoluzione.