Ormai è un'abitudine: toni cinematografici e conferenze stampa montate ad arte - sul palco stavolta c'erano degli operai e sono stati lanciati dei cappellini - per spaccare il protocollo istituzionale. Questa è la nuova età dell'oro per l'America. Prima era il male, ora c'è il momento storico per portare del bene. Ai soli cittadini americani, s'intende, e i dazi comunicati ieri a tutto il mondo sono - sempre secondo lui - l'elemento che più di ogni altra azione politica ed economica permetterà di "liberare" l'America. Il virgolettato non è utilizzato in modo improprio: è stato proprio Trump a definire il 2 aprile come "Liberation Day". Tra le misure proposte c'è l'entrata in vigore di dazi del 25% per ogni veicolo d'importazione. Significa che tutte le automobili non prodotte sul suolo USA saranno soggette a un'imposta pari a un quarto del loro valore (secondo un'analisi Reuters sarebbero coinvolti oltre 460 miliardi di dollari di importazioni annue di veicoli e componenti).
Un colpo durissimo soprattutto per l'Europa che di esportazioni verso gli USA la sua industria di automobili quasi ci vive. Per praticamente la totalità dei marchi europei (tra generalisti e lusso) il primo mercato di riferimento per vendite è al di là dell'Atlantico. Italia e Germania - ma questo è scontato - sono le più esposte alle conseguenze di un atto che obbliga a una riorganizzazione delle attività commerciali globali. Le prospettive per un dialogo (sembrano) essere state garantite da Trump, fautore di una deal economic dove, sfruttando un'innegabile posizione di forza, la minaccia è uno strumento per forzare la mano degli altri Paesi a sedersi a un tavolo per strappare condizioni di mercato le più favorevoli possibili per gli interessi USA. Non è di certo una situazione ideale per un'Europa che si è già dimostrata fragile e divisi su molte delle questioni di politica estera ed economica. Come sempre, tra le difficoltà possono nascere le migliori occasioni, restando lucidi e prendendo delle decisioni - seppur impopolari - necessarie per salvaguardare l'economia del Continente. Ne va del futuro stesso della sua industria. Non solo quella automobilistica.
La reazione dell'Unione Europea e la prospettiva negoziale
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso profondo rammarico definendo la decisione di Trump “un duro colpo per l'economia mondiale”. Secondo von der Leyen, l'imposizione di questi dazi genera un clima di incertezza e favorisce politiche protezionistiche, con ripercussioni che potrebbero trasformarsi in effetti disastrosi per milioni di persone, in particolare nei paesi più vulnerabili. La Presidente ha inoltre sottolineato che l'aumento dei costi non interesserà solo le aziende, ma si riverbererà sui consumatori, incidendo su spese quotidiane quali alimenti, farmaci e trasporti e contribuendo a una spirale inflazionistica globale. Pur riconoscendo che il sistema commerciale internazionale presenti delle lacune, Von der Leyen ha affermato che i dazi non rappresentano lo strumento ideale per risolvere questi squilibri e ha ribadito la disponibilità dell’UE al dialogo e alla negoziazione.
Le contromisure e le reazioni dell'industria automobilistica
In risposta alla mossa statunitense, Bruxelles si sta preparando ad adottare misure di contromisura per tutelare i propri interessi e proteggere le imprese europee. Se da un lato la Commissione europea si mostra aperta al negoziato e convinta che la riduzione delle barriere commerciali sia l’unica via d’uscita, dall’altro lato ha già annunciato la preparazione di un pacchetto di azioni da adottare nel caso in cui i negoziati dovessero fallire. Le contromisure, già attuate in risposta ai dazi sull'acciaio, potrebbero riguardare anche ulteriori settori, con l'obiettivo di evitare il dumping sul mercato europeo e di proteggere la capacità produttiva globale.
Il settore automobilistico è stato tra i primi a reagire. I principali costruttori europei, in particolare quelli tedeschi, stanno valutando strategie per mitigare l’impatto delle nuove tariffe. Volkswagen, ad esempio, ha annunciato l’intenzione di introdurre una propria tassa di importazione sui veicoli interessati e ha già sospeso le spedizioni ferroviarie dal Messico, interrompendo le consegne nei porti statunitensi. Al contempo, Mercedes ha smentito voci riguardanti l’interruzione della vendita dei modelli più economici, rimanendo attenta nell’adattare le proprie strategie in un contesto commerciale sempre più incerto.
L’impatto sul settore italiano e le sfide future
Non solo i giganti dell'automotive tedesco stanno sentendo il peso dei dazi, ma anche l'industria automobilistica italiana esprime profonda preoccupazione. Roberto Vavassori, presidente di Anfia, ha definito la misura “sbagliata e ingiusta”, evidenziando come l'export Italia-USA di automobili e componentistica, che aggira i 5 miliardi di euro, possa subire danni significativi. Vavassori ha lanciato l'appello per un approccio creativo da parte dell'Unione Europea, che vada oltre le semplici ritorsioni e includa una strategia più ampia, coinvolgendo settori come il tech e i pagamenti digitali, dove la dipendenza dagli Stati Uniti è particolarmente marcata. L'appello per una risposta unitaria sottolinea l'importanza di un'azione coordinata per fronteggiare le ripercussioni di una politica commerciale che rischia di destabilizzare ulteriormente i mercati globali.
Verso una nuova era del commercio internazionale
L'imposizione dei dazi, se da un lato mira a proteggere le industrie nazionali statunitensi, dall'altro rischia di generare una reazione a catena che può compromettere la stabilità del commercio internazionale. La decisione di Trump, basata sulla sezione 232 per la sicurezza nazionale, ha introdotto elementi di incertezza in un sistema commerciale già messo alla prova da tensioni e squilibri preesistenti. Le nuove tariffe, attivate a tappe – con una prima aliquota del 10% dal 5 aprile e misure più severe a partire dal 9 aprile, seguite dall'applicazione di una lista specifica di componenti a partire dal 3 maggio – testimoniano la complessità di un contesto in cui ogni decisione può avere effetti a catena su scala globale.
Il futuro della disputa rimane incerto, ma una cosa è chiara: il dialogo e la negoziazione saranno fondamentali per evitare un'escalation che possa compromettere ulteriormente l'economia mondiale. L'UE, pur pronta a rispondere con contromisure, continua a puntare sulla cooperazione e sul rinnovamento delle regole del commercio internazionale, nella speranza di creare un sistema più equo e sostenibile per tutti i paesi coinvolti. In questo scenario di tensione e incertezza, l'attenzione è alta e le prossime mosse di entrambe le parti saranno decisive per il futuro delle relazioni transatlantiche e per l'equilibrio economico globale.
Sul serio, i governi di qualsiasi nazione o di questa europa, credete veramente che operano a tutela della gente?
"Loro" non fanno parte del popolazione, non nè hanno mai fatto parte.
Per quanto una situazione può essere problematica o grave, "loro" staranno sempre bene, a differenza di coloro su cui tutto cade a cascata.
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