La notte scende sull'industria europea dell'auto

I dazi al 25% sulle auto importate imposti da Trump sono un'altra sfida che attende l'industria europea dell'auto che sta vivendo il suo momento più buio

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a cura di Tommaso Marcoli

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La notte è scesa sull'industria europea dell'auto. Le profonde difficoltà e divisioni interne per cercare di assecondare le richieste politiche di un'industria pulita e sostenibile, che rivolga i propri sforzi allo sviluppo di un'unica tecnologia - l'elettrico - non bastavano. Alle 21:00 orario di Roma del 26 marzo 2025 Donald Trump - 47esimo Presidente degli Stati Uniti d'America - ha annunciato l'imposizione di dazi del 25%  a partire dal 2 aprile per tutti i veicoli importati sul Sacro suolo americano. La nostra filiera dell'automobile, già fortemente compromessa, ha un motivo in più di forte preoccupazione. Non c'è tempo per prepararsi, non c'è tempo per adottare delle contromisure. Un mercato che assorbiva buona parte delle esportazioni di automobili europee si ritrova in un batter d'occhio ad applicare politiche ostili e protezionistiche. L'Europa, come spesso ci ha abituato negli ultimi anni, non è in grado di fronteggiare una battaglia commerciale di queste proporzioni: sia perché non ha gli strumenti tecnici e politici per farlo, sia perché siamo noi quelli più esposti (quanti veicoli americani avete visto in giro?) e dei dazi in risposta di dazi su auto made in USA avrebbero poco effetto. Per dirla con toni vicini agli ex-amici al di là dell'Atlantico, questo è un turning point decisivo che potrebbe rimettere in discussione la storia contemporanea delle esportazioni auto europee. Ma una lezione potremmo anche impararla: essere incapaci di difendere la propria economia significa dover sempre far affidamento su altri - esportazioni, energia, tecnologia - per la propria sicurezza economica. La notte sull'industria dell'auto europea è calata, ma non è ancora il momento di addormentarsi.

Il commercio automobilistico europeo

I dati più recenti, provenienti da ANFIA e ACEA, evidenziano l’importanza strategica del mercato statunitense per il comparto automotive europeo. Nel 2023, ANFIA ha registrato che l’Italia ha esportato verso gli Stati Uniti 74.731 autoveicoli; il valore complessivo delle merci italiane dirette negli USA ha raggiunto circa 67,3 miliardi di euro, con il settore automotive – che include autoveicoli, rimorchi e semirimorchi – intorno ai 5,78 miliardi di euro. Per quanto riguarda la Germania, i dati dell’ufficio federale di Statistica indicano che nel 2024 il paese ha esportato circa 3,4 milioni di autoveicoli verso gli Stati Uniti, per un valore stimato intorno ai 135 miliardi di euro. Queste cifre sottolineano la rilevanza del mercato americano, tanto per un paese caratterizzato da produzioni di nicchia, come l’Italia, quanto per una potenza industriale come la Germania. L’Associazione dei Costruttori Europei di Automobili (ACEA) stima, inoltre, che l’Unione Europea abbia esportato negli Stati Uniti circa 750.000 veicoli per un valore di circa 43 miliardi di euro, dati che evidenziano la centralità del settore automotive nelle relazioni commerciali transatlantiche.

L’imposizione dei nuovi dazi costringerà le case automobilistiche europee a rivedere le proprie strategie. In Italia, il volume di export auto, seppur contenuto, rappresenta un segmento di alta qualità e di grande valore per il Made in Italy; ogni unità esportata ha un impatto notevole sui margini di profitto e sull’immagine del prodotto. La sfida per i produttori italiani sarà quella di difendere questa nicchia, cercando soluzioni innovative per contenere l’aumento dei costi. In Germania, invece, la vasta gamma di veicoli esportati, che spazia dai modelli premium a quelli commerciali, rende il problema di portata maggiore. Le aziende tedesche potrebbero dover accelerare investimenti nella produzione locale negli Stati Uniti, come già avviato da alcuni gruppi, per evitare di trasferire integralmente l’onere del dazio al consumatore finale.

Stima delle perdite economiche per l’Europa

L’introduzione di un dazio del 25% sui veicoli europei importati negli Stati Uniti non influirà solamente sui prezzi di vendita, ma determinerà effetti a cascata su tutta la filiera. Le analisi, basate su modelli economici e supportate da fonti istituzionali come il Rapporto Economico di ACEA e le stime riportate da Il Sole 24 Ore, suggeriscono che una riduzione delle esportazioni verso gli USA, ipotizzata in un taglio del 15–20%, comporterebbe una diminuzione diretta del fatturato nel comparto automotive dell’Unione Europea compresa tra circa 6,5 e 8,6 miliardi di euro annui. Inoltre, i settori collegati – come la componentistica, la logistica e la ricerca e sviluppo – rischierebbero ulteriori perdite, con un impatto economico complessivo stimato tra i 15 e i 25 miliardi di euro all’anno. Queste riduzioni si ripercuoteranno non solo sulla bilancia commerciale, ma anche sull’occupazione e sugli investimenti, contribuendo a una contrazione dell’attività economica dell’eurozona che potrebbe tradursi in una riduzione del PIL tra l’1% e l’1,6%.

Conclusioni

L’annuncio dei dazi del 25% rappresenta una sfida senza precedenti per il settore automotive europeo. I dati aggiornati, verificati e forniti da ANFIA, ACEA e ISTAT, evidenziano come l’Italia e la Germania siano tra i paesi più esposti, con esportazioni rispettivamente di circa 74.000 unità e 3,4 milioni di veicoli, per valori che raggiungono decine di miliardi di euro. L’impatto di tali misure si estenderà ben oltre il semplice aumento dei prezzi, con una significativa riduzione dei volumi di scambio e perdite economiche a cascata che potrebbero incidere negativamente sugli ingressi economici per l’Europa, influenzando il PIL e l’occupazione. Le case automobilistiche europee saranno chiamate a intraprendere strategie di adattamento, come il trasferimento della produzione negli Stati Uniti o la diversificazione dei mercati, mentre le istituzioni europee dovranno negoziare contromisure efficaci per contenere l’impatto protezionistico e preservare la competitività del comparto nel lungo termine.

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2 Commenti

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L'europa piange per la stessa cosa che ha fatto l'europa stessa verso le BEV cinesi... col 25% che in moltissimi casi è stato superato di slancio. Anzi, non l'europa... I SINGOLI STATI sono stati chiamati a votare, e complessivamente hanno votato A FAVORE dei dazi, con Italia in testa! E ora Trump dice molto semplicemente a noi la stessa cosa che noi abbiamo detto pochi mesi fa ai cinesi "se volete vendere in europa, costruite in europa".
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Attinenza di questo “editoriale” con un blog di tecnologia? Oramai vogliono fare tutti politica…
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Una disanima realistica della problematica connessa alla introduzione di dazi doganali nel settore delle automotive che si discosta da quella ricorrente edulcorata se non priva di fondamenta
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