Esposizione
Iniziamo col dire che l'immagine finale apparirà corretta e gradevole solo se il sensore verrà esposto alla giusta quantità di luce. In caso contrario, l'immagine risulterà troppo chiara, e perderà dettaglio nelle zone più illuminate della scena (le cosiddette "alte luci") oppure troppo scura, e perderà dettaglio nelle zone d'ombra (basse luci).
L'effetto è visibile nelle immagini seguenti. Nel caso del ritratto, la sottoesposizione trasforma la figura in una silhouette, mentre nell'immagine sovraesposta il vestito bianco viene completamente assorbito dallo sfondo, al punto che non è più possibile distinguerne il profilo.
Nel caso del paesaggio, l'immagine sottoesposta ha perso dettaglio nella zona inferiore: la roccia di sinistra è assorbita dallo sfondo e le pietre nella parte bassa non sono distinguibili; l'immagine al centro mostra rocce e sassi, ma anche il profilo della collina all'orizzonte, che invece si perde nell'immagine di destra in cui il cielo è completamente bruciato.
In qualsiasi fotocamera, la quantità di luce che raggiunge il sensore (o la pellicola) è regolata dal tempo di posa (il tempo in cui rimane aperto l'otturatore) e dall'apertura del diaframma (una sorta di pupilla contenuta all'interno dell’obbiettivo, che può essere aperta o chiusa dal fotografo per consentire il passaggio di una maggior o minore quantità di luce).
Illustrazione del diaframma contenuto nel corpo degli obiettivi.
L'analogia più classica è quella con il bicchiere d'acqua da riempire fino a un livello predefinito, in cui l'acqua rappresenta la luce, il tempo di apertura del rubinetto rappresenta il tempo di posa e l'entità di apertura del rubinetto rappresenta l'apertura del diaframma.
![]() | Sony DSCH300B.CE3 | |
![]() | Canon IXUS 155 | |
![]() | Samsung WB1100F | |
![]() | Nikon D3200 |
Da questa analogia si intuisce chiaramente come sia possibile ottenere identica esposizione con due tattiche opposte: tempi brevi e ampie aperture o, viceversa, tempi lunghi e piccole aperture. In entrambi i casi, la foto apparirà esposta correttamente, cioè né troppo chiara né troppo scura, ma il risultato finale sarà diverso.
Tempi e diaframmi influenzano infatti due aspetti fondamentali della fotografia, vale a dire il movimento e la porzione di immagine che risulterà a fuoco (la cosiddetta profondità di campo). Il lavoro del fotografo consiste, in effetti, proprio nello scegliere, tra le diverse possibili combinazioni di tempo e diaframma, quella che più si addice ai suoi scopi.